L' OSSERVATRICE ROMANA: LA FOTOGRAFIA E IL COLONIALISMO, IERI E OGGI
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Safia Omar Mamoud. Foto: courtesy Rino Bianchi |
Fino alla prima metà del secolo scorso il Colonialismo era una realtà
conosciuta ai più, ora invece se ne sa poco o niente, anche se in tutte
le nostre città europee è forte la presenza di chi viene da quelle
terre colonizzate. La fotografia contribuì a narrarci quella storia e, a
ben vedere, continua a raccontarcela ancora oggi.
Vi ricordate “Il Paziente Inglese”?
Dune di sabbia, atmosfera esotica, fiabe antiche narrate davanti ad
un fuoco nel mezzo del nulla, ma un nulla stellato, fatto d’un cielo di
velluto nero trapuntato di stelle luccicanti come diamanti… un sogno,
insomma. Il tutto condito da una storia d’amore romantica quanto
impossibile… eccetera, eccetera.
Se avete visto il film, bellissimo - nonché uno dei più premiati
della storia cinematografica - sapete di cosa sto parlando, ma ve lo
ricordo qui perché il conte ungherese László Almásy, oltre ad essere
l’interprete principale della love story del film, fu anche, fra le
altre cose, un esploratore e cartografo che girava l’Africa con la
macchina fotografica al collo e questo perché la diffusione massificata
della fotografia e la grande stagione dell’espansionismo coloniale
furono fenomeni contemporanei.
“Il Paziente Inglese” accenna alla parte finale della grande
avventura coloniale: la Seconda Guerra Mondiale infatti fu l’inizio
della fine del Colonialismo, che nel dopoguerra andò via via
dissolvendosi, non senza lacrime e sangue di colonizzatori e
colonizzati.
Ho voluto richiamare alla vostra mente un film di successo per
condurvi per mano dentro un argomento che, esattamente come la pellicola
in questione, ha diversi chiaroscuri.
Fin dalla metà del XIX secolo il fenomeno del Colonialismo fu
pubblicizzato attraverso le grandi esposizioni universali in cui i
prodotti e le ricchezze delle Colonie venivano decantati a scopi
propagandistici anche attraverso le immagini. (continua a leggere)
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