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UNA FOTO AL GIORNO: AUTORITRATTO SENZA EGO

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Monica Cillario, Autoritratto senza ego -  Nizza 2017 Nella storia della fotografia il genere autoritratto ha avuto fin da subito un posto d’onore e molti grandi fotografi lo hanno praticato trasformandolo, a volte, in un vero e proprio genere artistico. Ancora oggi è molto amato, apprezzato e praticato ma, per favore, non confondetelo con il selfie. ( clicca per continuare a leggere ) © Monica Cillario  per  Osservatorio Digitale     Tutti i diritti riservati, la pubblicazione anche parziale del testo, viola i diritti di ©  

"L" COME LANGE, DOROTHEA LANGE

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Foto di Dorothea Lange scattata durante la Grande Depressione Giorni fa mi sono imbattuta in questa foto e mi è venuto in mente quello che avevo scritto su di lei, anni fa. In un certo senso  Dorothea Lange  era predestinata a divenire la porta-immagine dei diseredati della vita, di coloro che non hanno voce, essendo stata lei stessa, inizialmente, vicina a questo mondo. Apparteneva infatti alla seconda generazione di immigrati tedeschi negli Stati Uniti ed era nata il 26 maggio 1895 a Hoboken, nel New Jersey. In quel periodo si chiamava Dorothea Margaretta Nutzhorn, ma rinnegherà questo nome in seguito alla fuga da parte del padre, che la lasciò quando lei aveva solo 12 anni; Dorothea decise di assumere il cognome della madre, ma il trauma dell’abbandono, che l’accompagnò per tutto l’arco dell’esistenza, la aiutò a comprendere coloro che erano stati traditi dalla vita. A 18 anni rinunciò a divenire insegnante e decise che da grande sarebbe stata una fotografa (non...

L' OSSERVATRICE ROMANA: LA FOTOGRAFIA E IL COLONIALISMO, IERI E OGGI

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Safia Omar Mamoud. Foto: courtesy Rino Bianchi Fino alla prima metà del secolo scorso il Colonialismo era una realtà conosciuta ai più, ora invece se ne sa poco o niente, anche se in tutte le nostre città europee è forte la presenza di chi viene da quelle terre colonizzate. La fotografia contribuì a narrarci quella storia e, a ben vedere, continua a raccontarcela ancora oggi. Vi ricordate “Il Paziente Inglese”? Dune di sabbia, atmosfera esotica, fiabe antiche narrate davanti ad un fuoco nel mezzo del nulla, ma un nulla stellato, fatto d’un cielo di velluto nero trapuntato di stelle luccicanti come diamanti… un sogno, insomma. Il tutto condito da una storia d’amore romantica quanto impossibile… eccetera, eccetera. Se avete visto il film, bellissimo - nonché uno dei più premiati della storia cinematografica - sapete di cosa sto parlando, ma ve lo ricordo qui perché il conte ungherese László Almásy, oltre ad essere l’interprete principale della love story del film...

HELMUT NEWTON E LE SUE "ICONES"

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Osannato come uno dei più grandi fotografi del XX secolo, le sue straordinarie fotografie di moda, i suoi celebri ritratti e i suoi nudi continuano ad attrarre l’interesse di addetti ai lavori e collezionisti, ma anche di semplici appassionati e di gente comune, almeno a giudicare dal numero di visitatori che affollano le sue esposizioni nel mondo intero. Nell’ambito della fotografia di moda, Newton ha lasciato un segno inconfondibile; come afferma Matthias Harder, Curatore della Fondazione Helmut Newton, “le sue fotografie di moda sono impregnate di un’eleganza lussuosa unita a una sottile seduzione, ma  sono anche arricchite da richiami culturali e da un sorprendente umorismo”. ( continua a leggere ) © Monica Cillario per Osservatorio Digitale   Tutti i diritti riservati, la pubblicazione anche parziale del testo, viola i diritti di ©  

LA FOTOGRAFIA È ARTE?

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La fotografia aprì gli occhi intorno al 1830 e quindi fiorì nello stesso periodo in cui si diffusero socialismo e psicoanalisi. Quando era ancora più o meno agli albori venne definita una non arte da Charles Baudelaire ; ad esser più precisi egli diceva che “ la fotografia non è un’arte. L'immaginazione è la regina delle facoltà, e la fotografia non richiede immaginazione. Un'opera d'arte esprime il mondo interiore dell'artista. È il suo spirito che ordina e che è arbitro supremo. La fotografia è documentaria per natura. Fornisce informazioni. Può servire le arti, ma in forma minore. Attesta dei dettagli, degli indizi, ma non può esprimere un piano, un'idea o un sogno. È solo il residuo di un modello ”. L’arte del XX secolo ha preso però, come ben sappiamo, la direzione opposta a quello che aveva preconizzato Charles Baudelaire. ( continua a leggere )  © Monica Cillario per Osservatorio Digitale   Tutti i diritti riservati, la pubblicazi...

STAMPARE PER NON DIMENTICARE

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Fotografia di Giulio Limongelli stampata in camera oscura da file digitale su carta Ilford Portfolio   Giorni fa ho letto un’opinione espressa da Sebastião Salgado che diceva così: La fotografia è in via di estinzione: le restano al massimo 20 o 30 anni di vita . Siccome Salgado non è proprio il primo che passa per la strada, anzi è uno dei fotografi viventi fra i più premiati e apprezzati al mondo, le sue parole mi hanno fatto riflettere, molto. Il famoso fotografo brasiliano sostiene che la fotografia sta soccombendo e la sua estinzione è dovuta al fatto che quello che vediamo su Instagram o sui telefoni cellulari non è fotografia. Non lo è per un motivo molto semplice: “ La fotografia è un oggetto materializzato che si stampa, si ha, si guarda (…) è ciò che i tuoi genitori hanno fatto quando tu eri bambino. È qualcosa di intrinseco, che si tocca. Oggi esistono solo immagini e le immagini non sono fotografia e il processo di eliminazione della fotografia è...

LA FOTOGRAFIA DI MATRIMONIO, UN PO' DI STORIA

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Le spose non sono solo quelle di maggio, ci si sposa infatti anche in estate, oppure in autunno o – perché no? – d’inverno (e a questo proposito, tempo fa ho letto su una rivista specializzata che dicembre è un mese molto gettonato per sposarsi). Un matrimonio può essere più o meno sfarzoso, a seconda non solo del budget a disposizione ma anche dei gusti, però una voce che non manca mai nella lista dell’organizzazione è quella delle foto. Ma cosa sappiamo delle origini della fotografia di matrimonio? Personalmente, lo ammetto senza remore, prima di documentarmi ne sapevo bene poco. Ad esempio ignoravo che ( continua a leggere )   © MonicaCillario per Osservatorio Digitale   Tutti i diritti riservati, la pubblicazione anche parziale del testo, viola i diritti di ©   

JACQUES HENRI LARTIGUE E L'OSSESSIONE DEL TEMPO CHE FUGGE

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Zissou dans le vent de l’hélice d’Amerigo       Se parlando di questa foto dicessi che è di Cartier-Bresson, io son pronta a scommettere che la stragrande maggioranza di voi ci crederebbe, almeno di primo acchito.Invece è di Jacques Henri Lartigue , che ora è considerato come uno fra i più grandi fotografi del secolo scorso, ma che ha dovuto attendere molto prima di esser riconosciuto come tale; e quando, durante un suo viaggio negli Stati Uniti, venne scoperto da John Szarkowski – all’epoca giovane conservatore del Dipartimento di Fotografia del MoMa – aveva ormai passato la sessantina e fu lui stesso il primo a sorprendersi, dato che fino a quel momento si considerava soprattutto un pittore, più che un fotografo. Nel 1963, all’età di sessantanove anni, Lartigue espose per la prima volta alcune sue foto al pubblico e lo fece al MoMa di New York; nello stesso anno la rivista LIFE gli dedicò uno speciale in cui pubblicò il suo portfolio...

ELLIOTT ERWITT

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È uno dei fotografi più ironici in assoluto, non solo nei tratti caratteriali ma anche nei suoi scatti. Sto parlando di Elio Romano Erwitz, al secolo Elliott Erwitt . Francese di nascita, ma ebreo russo per origini familiari, le sue foto in bianco e nero hanno fatto il giro del mondo. Nato a Parigi nel 1928, ha trascorso gli anni della prima infanzia in Italia fino al 1938; poi, successivamente alla proclamazione delle leggi razziali, lui e i genitori hanno dovuto lasciare il nostro Paese per emigrare negli Stati Uniti, dove Erwitt ha studiato fotografia al Los Angeles City College. In gioventù ha seguito l’esercito americano prima in Francia e poi in Germania come assistente fotografo, per essere assunto in seguito per lavorare ad un progetto fotografico per la Standard Oil. Dopo essersi, per così dire, “fatto le ossa” come assistente fotografo, ha cominciato a camminare sulle proprie gambe proponendosi come free-lance e collaborando ad importanti riviste fot...

GIORNATA MONDIALE DELLA FOTOGRAFIA: LA PRIMA VOLTA DELLA FOTOGRAFIA

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Robert Cornelius: il primo selfie della storia La fotografia è ormai parte integrante dell’esistenza di ognuno di noi: da quando i telefonini sono diventati l’estensione del nostro braccio, alzi la mano chi non ha mai scattato almeno una foto con il cellulare. Siamo circondati da immagini, tanto che la nostra può tranquillamente essere definita la societá delle immagini; ma quand’è che tutto è cominciato? Quando, scusate il gioco di parole, è stata scattata la prima fotografia della storia della fotografia? Insomma, quando e dove è nata la fotografia? Ebbene, ça va sans dire, la fotografia è nata in Francia, più precisamente in Borgogna. Andiamo però con ordine e diciamo così: la prima fotografia della storia, conosciuta con il titolo di Point de vue du Gras, venne scattata in Borgogna dal francese Nicéphore Niépce nell’ormai lontano agosto del 1826. La foto, presa dalla finestra della casa di Niépce, a Saint-Loup-de-Varennes, nei pressi di Chalon-sur-Saône, i...

ROBERT DOISNEAU

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Ostinato nella sua convinzione di voler fermare il tempo che fugge, Robert Doisneau è stato sì un fotografo francese, ma soprattutto è ricordato come uno dei più popolari fotografi al mondo (del mondo ormai alle nostre spalle, quello immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale). Robert Doisneau è stato più pescatore di immagini che non cacciatore di immagini - e la differenza c’è e non è sottile. La sua fama è legata soprattutto al suo sguardo leggero sulle strade di Parigi, la città che Doisneau ha saputo dipingere con la luce della sua macchina fotografica e con la sua incredibile sensibilità. Nato agli inizi del secolo scorso, il Novecento lo ha praticamente percorso tutto o quasi: era del 1912 ed è morto nel 1994. Ha vissuto una giovinezza grigia, dietro alle tende di pizzo di una famiglia della piccola borghesia. All’età di 15 anni imparò il mestiere di incisore alla scuola Estienne e in principio lavorò come disegnatore di etichette farmaceutiche. ...

I RENCONTRES D'ARLES 2016: UNA ROTTURA NELLA CONTINUITA'

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Di Arles, Osservatorio Digitale se n’è occupato a più riprese (l’ultimo in ordine di tempo è  il pezzo “ Arles senza i Rencontres ”, uscito a febbraio 2016), ma continuare a parlarne non è peccato, poiché questo piccolo paesino della Francia ogni estate dà vita ad uno dei pochi Festival in cui la fotografia è davvero al centro del mondo. Come sicuramente avrete capito sto parlando dei Rencontres de la Photographie , che in questa edizione si presentano particolarmente “incisivi”… a cominciare dai manifesti. Quest’anno saranno 137 gli artisti esposti, così recita il quadro del programma ufficiale, ma la cifra sarà sicuramente decuplicata, come accade a ogni edizione, dalle centinaia di fotografi presenti nel circuito Off del Festival (che di “off” ha solo il nome, poiché ospita spesso nomi di riguardo, che sono esposti nelle varie gallerie e nei diversi spazi  sia dentro la cittadina che negli incantevoli d’intorni). Per il secondo anno consecutivo la di...

ROBERT CAPA

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Nel 2013 avrebbe compiuto 100 anni ma non arrivò nemmeno a 50, perché morì saltando su una mina a Thai-Binh, durante la prima guerra d’Indocina, mentre svolgeva il suo lavoro di fotoreporter. Si chiamava Endre Erno Friedmann ed era nato a Budapest nel 1913, però è passato alla storia con il nome di Robert Capa ed è uno dei fotografi più famosi di tutti i tempi. Dall’Ungheria fu costretto ad emigrare a Berlino a causa delle ristrettezze economiche in cui era caduta la sua famiglia di origini ebraiche e da lì si trasferì a Parigi, dove conobbe quello che lui stesso definì come il più grande amore della sua vita: la fotografa Gerda Taro. Sembra che sia stata proprio la Taro ad avere avuto l’idea di trasformarlo in Robert Capa, per dargli un alone glamour (il nome Robert infatti suscitava echi hollywoodiani, richiamava alla mente uno dei più famosi divi dell’epoca - Robert Taylor - e Capa aveva invece un’assonanza con il nome del regista Frank Capra). Insieme al...

A SPASSO CON ME: VIAGGIO AD ARLES

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Sono stata ad Arles per il mio lavoro di fotografa e per avere materiale per scrivere il mio prossimo pezzo per Osservatorio Digitale ; però Arles è anche intrinsecamente legata a Van Gogh, che vi soggiornò per un certo periodo, e siccome hanno da poco aperto la Fondation Van Gogh , ovviamente non ho perso l'occasione di visitarla: è un luogo davvero molto bello, con un'architettura moderna e animato da diversi eventi durante tutto il corso dell'anno e inoltre sono stata piacevolmente stupita da due cose.  - La prima: avevo con me la mia cagnolina, di piccola taglia e che tenevo dentro una borsa, d'accordo, ma pur sempre di un cane si trattava e alla Fondazione... l'hanno lasciata entrare senza batter ciglio (ed ha potuto entrare anche quando sono ritornata la sera, per ascoltare una conferenza su un ciclo di incontri incentrati su Van Gogh, la sua opera e la sua personalità). - La seconda cosa: alla biglietteria ho dato una banconota da 10 euro per pagare ...

LA PRIMA VOLTA DELLA FOTOGRAFIA

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La fotografia è ormai parte integrante dell’esistenza di ognuno di noi: da quando i telefonini sono diventati l’estensione del nostro braccio, alzi la mano chi non ha mai scattato almeno una foto con il cellulare. Siamo circondati da immagini, tanto che la nostra può tranquillamente essere definita la societá delle immagini; ma quand’è che tutto è cominciato? Quando, scusate il gioco di parole, è stata scattata la prima fotografia della storia della fotografia? Insomma, quando e dove è nata la fotografia? Ebbene, ça va sans dire, la fotografia è nata in Francia, più precisamente in Borgogna. Andiamo però con ordine e diciamo così: la prima fotografia della storia, conosciuta con il titolo di Point de vue du Gras, venne scattata in Borgogna dal francese Nicéphore Niépce nell’ormai lontano agosto del 1826. La foto, presa dalla finestra della casa di Niépce, a Saint-Loup-de-Varennes, nei pressi di Chalon-sur-Saône, in Borgogna appunto, venne impressionata dopo un ...

XIAOBING E HOU BO, I FOTOGRAFI DELLA LUNGA MARCIA

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Xiaobing e sua moglie Hou Bo- fotografi Xu Xiaobing – classe 1916 – e sua moglie Hou Bo – classe 1924 – sono sicuramente i fotografi più famosi di tutta la Cina e la loro fama ha ormai varcato i confini del Paese. Perché sono così popolari? Perché con i loro scatti hanno documentato la vita e la carriera politica di Mao Tsé-Toung. In pratica attraverso il loro lavoro fotografico hanno immortalato un’epoca cruciale della recente storia cinese. Un’avventura che per Xu Xiaobing comincia nel 1937, durante l’invasione giapponese della Cina: all’epoca raggiunge ( clicca per leggere l'articolo)  © Monica Cillario © Osservatorio Digitale Tutti i diritti riservati, la pubblicazione anche parziale del testo, viola i diritti di ©  

LA FOTOGRAFIA IN CINA

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Per uno di quegli strani misteri del webmondo, qualche tempo fa ricevetti un’e-mail con l’invito alla presentazione di una mostra. L’invito era in francese, così come il titolo della mostra: Du grain au pixel, une histoire de la photographie chinoise (“Dal grano al pixel, una storia della fotografia cinese”). Sembrava molto interessante ma poi, scorrendo la mail, mi accorsi che l’esposizione si teneva a Shanghai… insomma, non esattamente dietro l’angolo. A malincuore cestinai l’invito; però la curiosità sulla fotografia cinese rimase anche perché, lo ammetto senza problemi e con la più assoluta sincerità, sulla storia della fotografia in Cina non ero assolutamente preparata, ossia non sapevo praticamente nulla. Neanche a farlo apposta questo mese per la rubrica Abc degli Autori avrei dovuto occuparmi di una delle ultime lettere dell’alfabeto, la “X”; cercando fotografi il cui nome iniziasse appunto per “X”mi sono imbattuta in una coppia di fotografi cinesi, m...

ANGELO RAFFAELE TURETTA, QUANDO UN FOTOREPORTER INCONTRA IL CINEMA

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La fotografia non è mai realtà, è l'istante di un'emozione (Angelo Raffaele Turetta) Se vi dico, andando in ordine sparso, così, come mi vengono in mente: La meglio Gioventù , I Cento Passi , La Piovra 8 (e 9), Non Essere Cattivo … vi cito solo alcune delle produzioni, cinematografiche e televisive, alle quali Angelo Raffaele Turetta ha lavorato come fotografo di scena. Parlare di lui significa infatti parlare di uno dei più amati ed apprezzati fotografi di scena del cinema italiano (amati ed apprezzati sia sul piano professionale che umano, poiché Angelo è una delle persone più gentili che si possano incontrare in un mondo difficile e rissoso come di fatto è quello del Cinema). Ho conosciuto Angelo per caso, grazie ad un amico comune; ma esiste il caso? Secondo me no, anzi, ne sono proprio sicura e altrettanto sicuramente non è un caso se, in una Roma ormai purtroppo sempre più sciatta, l’ho incontrato per parlare con lui di fotografia. L’avevo contat...

L'AUTORITRATTO

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Hippolyte Bayard - Autoritratto come un annegato Nella storia della fotografia il genere autoritratto ha avuto fin da subito un posto d’onore e molti grandi fotografi lo hanno praticato trasformandolo, a volte, in un vero e proprio genere artistico. Ancora oggi è molto amato, apprezzato e praticato ma, per favore, non confondetelo con il selfie. Così come il ritratto, l’autoritratto compare in fotografia come il naturale proseguimento dell’autoritratto pittorico. Il fondatore del genere autoritratto è il francese Hippolyte Bayard . Secondo alcuni studiosi, con Bayard la storia della fotografia acquista il suo primo personaggio tragico, o comunque la figura del magnifico perdente, un po’ come l’eroe romantico della Letteratura Ottocentesca. Nel 1839, infatti, Bayard inventò il positivo diretto, ossia ( continua a leggere ) © Monica Cillario - © Osservatorio Digitale Tutti i diritti riservati, la pubblicazione anche parziale del testo, viola i diritt...

OTTO MAXIMILIAN UMBHER, AL SECOLO SEMPLICEMENTE UMBO

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Umbo , al secolo Otto Maximilian Umbehr , è stato un fotografo e fotogiornalista tedesco. Nacque nel 1902 a Dusseldorf. Originario di una famiglia della media borghesia tedesca (il padre era un architetto industriale), rimase orfano di madre in tenera età. Il padre si risposò ed ebbe altri figli dalla seconda moglie e questo allontanò sempre più il giovane Otto dall’ambito familiare, che percepiva come angusto e ostile. Dopo gli studi liceali venne ammesso al Bauhaus , nel 1921. Il Bauhaus era l’istituto di arti decorative e industriali di Weimar: luogo prestigioso fondato nel 1901 da Henry Van de Valde, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale passò la direzione nelle mani di Walter Gropius che lo rese famoso nel mondo intero grazie alla corrente artistica che prende il nome dallo stesso istituto; per estensione infatti, Bauhaus indica una corrente artistica concernente l’architettura e il design che fonderà le basi per la riflessione su tutta l’architettura mo...