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DIARIO DI UNA FOTOGRAFA: QUANDO PER LA PRIMA VOLTA INCIAMPAI NELLA STORIA

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A Roma, in Piazza Rosolino Pilo, c'è un enorme palazzo; è lì dal tempo del fascismo ed è al tempo del fascismo che in uno di quegli appartamenti si è consumata una tragedia familiare che poi è stata consegnata alla Storia, quella nefasta dello sterminio nazifascista e della deportazione di tanti innocenti, colpevoli solo di essere ebrei, ossia colpevoli di niente. Qualche anno fa, davanti a quel palazzone hanno messo delle pietre di inciampo a ricordo dei membri della famiglia ebrea che venne deportata in massa nei campi di concentramento nazisti e che da quei campi non fece più ritorno, o meglio, tutti non tornarono meno uno.  Fra quelle pietre infatti non c'è  il nome di Piero Terracina e non compare perché lui non è diventato una pietra d'inciampo; Piero Terracina -grazie  Dio, a Jahwe, al Cielo, al Destino, ognuno lo chiami come vuole, non importa- si è salvato. Piero era poco più che un bambino  quando venne deportato con la sua famiglia e fu il sol...

UNA FOTO AL GIORNO: PRIMO LEVI O LA TRAGEDIA DI UN OTTIMISTA

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"Quando lavorava alla SIVA, Primo Levi amava intrattenersi con Renato Portesi, un chimico del suo laboratorio, sui libri che aveva letto. Un giorno, Levi disse a Portesi che pensava spesso a una poesia di T.S. Eliot, scritta nel 1921 e appartenente alla raccolta La terra desolata . Senza dubbio ignorava che Eliot era decisamente antisemita e aveva posto l'antisemitismo al servizio della sua arte, come nella celebre poesia "Burbank whit a Baedeker: Bleistein with a cigar", nella quale si può leggere: "Le razze sono i piloni del ponte, l'ebreo è al di sotto di tutto questo". I versi che Primo Levi recitava spesso a se stesso avevano per titolo "Il seppellimento dei morti" Aprile è il mese più crudele, generando Lillà dalla terra morta, mischiando Memoria e desiderio, eccitando Spente radici con pioggia di primavera. (...) Che sono le radici che s'avvinghiano, che rami crescono da queste pietrose rovine? Figlio dell'uomo, t...